Da Corriere della Sera, Pianeta 2020 – 8 Aprile 2020

Milioni. Anzi, miliardi. L’emergenza Covid-19 ha provocato un aumento esponenziale nella produzione e nel consumo (hanno una scadenza e vanno cambiate spesso) delle maschere chirurgiche in tutto il mondo. E parallelamente il Pianeta dovrà affrontare un problema complesso e potenzialmente devastante: il loro smaltimento. Sì perché — come spiega anche il ministero della Salute italiano nel prontuario diffuso a inizio aprile — le mascherine non sono un prodotto riciclabile. Non per il momento almeno. Nessuno ha ancora pensato ad una raccolta apposita: neppure per le mascherine dei soggetti positivi al coronavirus che si curano in casa. La loro carica virale imporrebbe uno smaltimento speciale, come per i rifiuti ospedalieri, mentre al momento il ministero dice soltanto di metterle nell’indifferenziata «chiudendo tali rifiuti in due o tre sacchetti, uno dentro l’altro».

Sud di Hong Kong, ricercatori hanno scoperto centinaia di face mask traportate dal mare. Solo la Cina ne produce 200 milioni al giorno; gli Usa ne vogliono 3,5 miliardi, 1,2 l’ Italia (130 milioni al mese). Per la maggior parte sono in poliestere o polipropilene: altamente inquinanti